NEW YORK - La prima cosa che ti dice quando lo incontri è l'esatta pronuncia del suo cognome: Pòlanik, con l' accento sulla «o». Poi aggiunge: «Sono di origine ucraina e per semplificare le cose basta che ricordi due nomi assolutamente americani come Paula e Nick». Ha un fisico estremamente muscoloso, costruito con ore e ore di palestra, e lo sguardo che nasconde il dolore nell' irriverenza e nel sorriso. Sa essere gentilissimo ed alterna lunghi momenti di silenzio a racconti interminabili: si lascia prendere da una foga torrenziale e dal gusto di vedere lo sguardo basito del proprio interlocutore di fronte a storie troppo assurde per essere inventate. Quando partecipò a Capri al festival letterario
Le Conversazioni, spiegò che il suo adattamento cinematografico preferito di ogni tempo era
The Haunting (in Italia
The Gli invasati n.d.r.), tratto dal romanzo di
Shirley Jackson. «La versione in bianco e nero del 1964», chiarì, «diretta da
Robert Wise, non quella orribile e a colori del 1999». Citava i due film come se si trattasse di opere fondamentali, ma dava l'impressione di non scherzare affatto. E preparava con estrema serietà il pezzo forte: «Pochi film come quello di
Wise sono riusciti a catturare lo spirito di un romanzo formidabile. Lo ripeto ogni volta che ho occasione di parlarne in pubblico e per questo sono stato ricompensato: un giorno mi è arrivato infatti un regalo da parte della figlia di
Shirley Jackson, accompagnato da una lunga lettera. Mi ringraziava per quello che facevo per la madre, e mi regalava le sue ceneri, spiegando che era giusto che fossi io ad averle. Le tengo ancora con me, e non è l' unico regalo di questo tipo che ho ricevuto». Il pubblico che assiste alle letture di Chuck Palahniuk sa che lo scrittore non è affatto nuovo a questo tipo di racconti, anzi si aspetta di sentire dalla sua voce esattamente quello. Lui ne è assolutamente consapevole, così quando parla non si comprende dove finisca la condivisione di esperienze sconcertanti e dove cominci il piacere di épater le bourgeois. Tuttavia, a conoscerlo bene, si riesce a intuire che non si tratta mai di una provocazione fine a se stessa, ma di qualcosa di profondo e lancinante, che ha a che fare, imprescindibilmente, con la sua storia personale. Il suo sguardo scandaloso sul mondo tende infatti a negare l' essenza stessa del concetto di scandalo e nasconde un anelito catartico. Palahniuk ostenta indifferenza quando chiede al pubblico: «Cosa è peggio, l' inferno o il nulla?». O variazioni sul tema del tipo: «Se tu potessi scegliere tra essere il peggior nemico di Dio o nulla, cosa sceglieresti?». Ma la sua vicenda tragica e sconcertante inizia molto tempo fa, quando, ancora bambino, venne a sapere dal padre che il nonno aveva ucciso a fucilate la nonna. Il padre aveva assistito alla scena e non era mai riuscito a capire se si fosse trattato di gelosia, di follia, o di entrambe le cose. Del resto gli importava poco. Molti anni più tardi Palahniuk cercò di esorcizzare la rivelazione paterna nel libro Premi di consolazione. Ancora oggi racconta: «Non riesco a credere che i miei genitori continuassero a portarmi insieme ai miei fratelli in vacanza nella casa dei nonni in Idaho. Quanto è perverso tutto ciò? E mia madre mi metteva a dormire nella stanza dove era avvenuto il delitto. L' unico suo commento era: "Odio lasciarti qui dopo aver spento la luce"». La storia dei suoi traumi non finisce qui. Qualche anno dopo, il padre venne trovato a letto con una donna dal marito di lei. L' uomo tradito li uccise entrambi, fece a pezzi i cadaveri e li bruciò. Nessuno dei fratelli Palahniuk se la sentì di andare a riconoscere il corpo, e toccò proprio a Chuck identificare i resti del padre. Quel giorno non trattenne le emozioni e chiese che l' assassino venisse «fritto sulla sedia elettrica», poi cominciò a esorcizzare la nuova tragedia con storie sempre più estreme, arrivando a dire che «la nascita è un errore che cerchiamo di correggere per tutta la vita». Tuttavia, ancora adesso che è diventato un autore di best seller venduti in tutto il mondo, vive il proprio rapporto con la letteratura con un distacco disorientante, che è l' opposto dello snobismo. è diventato scrittore per caso, da piccolo non ci aveva mai pensato. Amava i lavori manuali e oggi racconta così quel periodo: «Facevo il meccanico e mi annoiavo profondamente. La prima cosa che ho scritto è stato una manuale su come si ripara un camion. Con i pochi soldi che ho guadagnato sono riuscito ad acquistare una casetta. Non avevo la televisione, e quando la comprai mi accorsi che non ricevevo il segnale. Decisi di rinunciarvi, così come rinunciai a tutto il resto, tranne che ai libri. E leggendo ho scoperto che non trovavo nulla che mi interessasse, che parlasse delle storie e dei sentimenti che mi appartenevano. Decisi così che le avrei scritte io». Ma non fu una decisione immediata: per lungo tempo Palahniuk lavorò come volontario in dormitori pubblici e con grande abnegazione offrì la propria assistenza ai malati terminali. Ma quel momento, di cui parla poco, quasi rappresenti uno spazio troppo intimo e diverso, si interruppe quando morì un paziente a cui si era molto legato. Iniziò quindi a frequentare corsi di scrittura creativa, grazie ai quali fece uno degli incontri fondamentali della sua esistenza: «Devo a Tom Spanbauer l' incoraggiamento a non aver paura di esprimere le cose più terribili. Sono cose che esistono, e sono dentro di noi come il male». Nascono da questi insegnamenti romanzi affascinanti e agghiaccianti come
Fight Club,
Soffocare e
Invisible Monsters (tradotti in italiano, come tutta l' opera di Palahniuk, da Mondadori), nel quale teorizza che «ciò che fa Dio è ucciderci quando diventiamo noiosi. Quindi non dobbiamo mai, mai diventare noiosi». E nascono da questa convinzione, ma anche da una sincera passione per il dialogo in pubblico, le letture che hanno acquistato fama leggendaria, nelle quali non evita di affrontare temi come l' omosessualità e la masturbazione, e racconta con grande maestria e innegabile gigioneria vicende che lo vedono protagonista o destinatario di doni incredibili. Nella stessa occasione in cui raccontò di aver ricevuto in regalo le ceneri di Shirley Jackson spiegò di aver «ricevuto una serie di foto di uomini apparentemente addormentati. Mi sembrava tuttavia che lo sguardo e la posa fossero molto strani, e solo quando chiesi a colui che mi aveva mandato le foto chi fossero queste persone scoprii che si trattava di uomini morti d' infarto mentre assistevano a spettacoli porno. Il proprietario del locale li aveva fotografati prima di avvisare la polizia e poi aveva deciso che soltanto io avrei apprezzato un omaggio del genere». Non ha alcuna reticenza ad ammettere di voler scioccare il pubblico. Ma prima, spiega, «voglio scioccare me stesso, e capire fino dove posso arrivare. Voglio portare le storie all' estremo e sono ancora convinto di non averlo fatto abbastanza. Sento di dover utilizzare maggiormente l' immaginazione». Ha continuato a non possedere un televisore per moltissimi anni, e solo ultimamente ne ha acquistato uno, ma vede raramente i programmi, fedele al principio espresso in
Fight Club: «Le cose che tu possiedi finiscono per possederti». Si diverte molto di più agli incontri della Cacophony Society (della quale è uno dei membri più autorevoli): in particolare il "Santa Rampage", una parodia delle celebrazioni natalizie basata su sbronze e scherzi di ogni tipo. Ma la sua grande passione è il cinema: «Sono assolutamente in disaccordo con chi pensa che si tratti di una forma d' arte inferiore: si tratta invece della forma di espressione dominante del Ventesimo secolo e ancora oggi ha molto da offrire. Credo che abbia cannibalizzato la letteratura e non sono tra coloro che ne piangono». Ha seguito da vicino gli adattamenti di Fight Club e Soffocare e i suoi gusti sono assolutamente eclettici: tra i film usciti recentemente apprezza con eguale entusiasmo una storia di vampiri come Trenta giorni di buio e The Queen, il bel film di Stephen Frears sulla regina Elisabetta. «A me interessa che le storie funzionino e che attraverso personaggi ben definiti siano trasmesse delle emozioni forti. Non riesco a capire lo stupore di fronte alle mie scelte. Il conformismo non è nient' altro che una forma di ignoranza e di paura». A volte, mentre parla, la voce acquista un tono più basso, ma Palahniuk non diventa mai serioso. Anche il suo sorriso è una forma di catarsi, e sui principi di fondo non cambia mai atteggiamento: «Non so cosa sia la malinconia. Ritengo che sia il desiderio di qualcosa che non è mai esistito, e che ci illude di poter dimenticare le nostre terribili angosce».
Articolo di Antonio Monda rubato da
La Repubblica del 25 maggio 2009