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mercoledì 19 agosto 2009

Morta Fernanda Pivano


Se tra i tanti scrittori americani che hai fatto conoscere in Italia c'era anche quella scheggia impazzita di William Burroughs, destinata ad entrare per sempre nella mia formazione di "scrittore", lo devo a te e solo a te.
La tua vita la invidierò finche vivo.

sabato 1 agosto 2009

John Fante - A ovest di Roma o Il mio cane Stupido

John Fante riusciva benissimo in ogni suo romanzo a renderci consapevoli dell'inutilità della vita. Facezie e sarcasmo si intervallano sempre a momenti introspettivi nei quali questa sfuggevolezza appare evidente anche se impalpabile, inevitabile.
Henry Molise è uno scrittore un po' ubriacone e sul viale del tramonto che vive a Point Dume, ad Hollywood, sposato con Harriet e con quattro figli grandi (Denny, uno scansafatiche accannato che si fa fare i temi dalla madre per non partire militare; Tina che frequenta un ex soldato, ora surfista e perdigiorno; Dominic con un debole per le ragazze di colore, in particolare una certa Katy Dann, cosa che manda su tutte le furie la madre; e Jamie l'unico apparentemente normale che di lì a poco deciderà di lasciare gli studi per dedicarsi al volontariato, facendo crollare, in un certo senso, le uniche speranze dei genitori) che con l'arrivo di un cane randagio Akita dalle tendenze omosessuali, battezzato Stupido, vede la sua famiglia tramutarsi in qualcosa che lascia spazio solo al vuoto esistenziale. Ma la consapevolezza dello scrittore va anche oltre, si accorge infatti che la vita è inutile ma anche crudele, insensata, bellissima. Lo scrittore capisce che la vita, la sua ma anche quella degli altri, è corta, dannatamente corta, e unica, capisce che la vita comunque la si spreca in azioni e pensieri inutili. Forse Henry Molise pensa a tutte le opportunità sprecate, alle vite non vissute ma che si sarebbero potute vivere, come quella che sognava di vivere a Roma città che gli è rimasta nel cuore anche perché gli ricorda le sue origini italiane. Henry Molise realizza che si può vivere senza la Porche, il suo amato e mai dimenticato bull terrier Rocco, le sue mazze da golf, che non era quello che riempiva e dava un senso alla sua esistenza ma i quattro figli nonostante il loro (naturale) odio nei suoi confronti, e che la casa, la vita, oramai senza di loro è vuota e inutile.
Questo romanzo, conosciuto come A ovest di Roma (titolo originale West of Rome, traduzione per Fazi di Alessandra Osti) ma anche come Il mio cane Stupido è uscito postumo nel 1985 grazie alla moglie di John Fante, Joyce.

domenica 5 luglio 2009

Nick Hornby - Come diventare buoni

David e Katie sono due esseri umani, diversi ma simili, che si amano e si odiano, pieni di pregi e di difetti, dal curriculum variegato. David e Katie si sono sposati un bel po' di anni fa e le cose da allora, tutto sommato, si può dire che non sono andate poi così male. Tutto sommato perché a parte i due figli Tom e Molly, il resto è diventato piano piano, impercettibilmente, sempre più brutale e violento. Niente violenze domestiche del tipo il marito ammazza la moglie di botte, la violenza tra David e Katie è esclusivamente di tipo psicologico, una guerra che si combatte, con battute al vetriolo, sempre più con il passare degli anni, senza tregua, un continuo battibecco perché sempre di opinione diversa. Su qualsiasi argomento. Katie è un medico, vede cose non proprio belle nel suo mestiere, fa un lavoro socialmente utile che in qualche modo le mette a posto la coscienza, David non ha un vero lavoro. Da tempo prova a scrivere un romanzo, Green Keepers, per il resto scrive invettive contro tutto e tutti su una rubrica del giornale locale: lui è «l'uomo più arrabbiato di Holloway» (non so se mi spiego). Diversi ma simili questo paio di palle, direbbe il vecchio David quando si controllava prima di aprire bocca. Katie, che ci racconta usando il presente indicativo, è stanca di questo, lei voleva un'altra cosa, e una volta, e poi due e via dicendo, ha iniziato a vedersi con uno, Stephen. Della cosa si pente quasi subito, ne parla con David il quale fa meno storie di quanto ci si aspettasse innanzitutto perché ha ben capito che è anche colpa sua se è stato tradito dalla moglie. Ma c'è un altro motivo, ancora più importante: David ha conosciuto D.J. BuoneNuove: uno strano pranoterapeuta che gli ha cacciato da dentro tutto il livore e la cattiveria che aveva, cambiandolo per sempre. Katie, la persona che si crede buona perché aiuta i malati, si troverà a dover affrontare il nuovo, folle, secondo lei, marito proprio quando aveva deciso, insieme a lui, di provare a ricostruire il loro rapporto.
Quella che potrebbe sembrare una situazione impossibile da risolvere si trasformerà molto presto in qualcosa di innimmaginabile, una prova per David e Katie per analizzarsi come coppia e come singoli individui, in un motivo per cambiare radicalmente, anzi, per essere quello che si è realmente. I rapporti con i figli, ovviamente, ne risentono.

Senza dubbio sono diventata meno affettuosa nei confronti di Tom e Molly. Ne sono consapevole da un po', e ho sempre immaginato che questo fosse perfettamente normale: come potrei provare per questo ragazzino tranquillo, a volte scontroso, le stesse cose che provavo per la sua sorridente, micarolosa controparte di due anni? Ma adesso non ne sono più sicura. Anzi, adesso comincio a chiedermi se non dovrebbe essere più amabile di quanto non sia, e se la mancanza di amorevolezza sia dovuta a qualcosa in lui di poco attraente, o a qualcosa in me di non meterno.
«Non è colpa mia, quindi non dire che è colpa mia» attacca dopo che abbiamo fatto dieci metri. No, su questo non c'è dubbio: dovrebbe essere più carino di come è.
«Perché non è colpa tua?»
«Perché è colpa di papà. E di BuoneNuove.»
«Sono loro che hanno rubato quella roba?»
«No. Ma solo loro che mi hanno spinto a rubarla.»
«Ti hanno spinto loro? E come hanno fatto?»
«Lo sai come hanno fatto.»
«Dimmelo.»
«Mi stanno deprivando.»
«E che cosa significa 'deprivare'?»
«Come quei ragazzi a scuola. Hai detto che la loro era una vita di deprivazione.»
Una volta mi ha chiesto perché un certo gruppo di ragazzi a scuola era sempre nei pasticci, e io - forse sventatamente, adesso che ci penso - ho introdotto il concetto di deprivazione. Pensavo di fare il mio dovere di madre pensante; in realtà, ho semplicemente offerto un'attenuante per l'atteggiamento criminale di mio figlio.


Come essere buoni è acuto, divertente e anche in filino amaro.

Più tardi nel dormiveglia, comincio a sognare che tutta la gente del mondo che vive una brutta vita - tutti gli spacciatori, i produttori di armi, i politici corrotti, tutti i cinici bastardi che ci sono in giro - viene toccata da BuoneNuove e cambia com'è cambiato David. Il sogno mi spaventa. Perché ho bisogno di queste persone: mi servono come bussola. Verso sud ci sono i santi, le infermiere e gli insegnati della città; verso nord ci sono gli amministratori delegati delle società produttrici di tabacco e rubricisti arrabbiati dei quitodiani locali. vi prego, non spostatemi il nord, èerché a quel punto andrei alla deriva, perduta in una terra dove le cose che ho fatto e le cose che non ho fatto significano davvero qualcosa.

Nick Hornby, Come diventare buoni (How to be Good) 2001, traduzione di Stefano Viviani, Guanda.

lunedì 29 giugno 2009

John Wyndham - Chocky


Matthew da un po' di tempo ha delle strane idee in testa. E' un ragazzino di dodici anni come tanti se non fosse per un amico immaginario con il quale dialoga su strani argomenti. Presto, molto presto, David e Mary, i genitori adottivi, si rendono conto che Chocky è qualcosa di più complesso di una fantasia, qualcosa o qualcuno quasi di fisico e reale capace di far vacillare le loro menti razionali e la loro relazione apparentemente indistruttibile.
David e Mary reagiscono infatti diversamente alla "onnipresenza" di Chocky: il primo sicuro, anche grazie ai discorsi di uno psichiatra infantile, che si tratta di qualcosa di assolutamente stupefacente (e passeggero); la seconda preoccupata e fermamente convinta a cacciare via la fantasia dalla testa del ragazzo prima che questa si trasformi in pazzia.
Da quando c'è Chocky, Matthew compie dei progressi sia sospetti che in qualche modo riconducibili ad un normale sviluppo. A scuola migliora molto nel disegno dal vero, ma inizia a fare domande (soprattutto scientifiche) alle quali non sanno rispondere neanche gli insegnanti. Poi, durante una giornata al mare, salva se stesso e la sorellina Polly da un sicuro annegamento pur non sapendo nuotare affatto.
La cosa più sconcertante è che i discorsi che la voce dentro Matthew fa, gli argomenti che tratta, sono troppo adulti per essere pensati da un ragazzino, anzi, i concetti che Chocky esprime tramite Matthew sono troppo alti anche per qualsiasi adulto normale. In altri termini, gli argomenti che Matthew prova a ripetere con il suo vocabolario limitato (anche se per la sua età fin troppo forbito) non sembrano provenire dal nostro pianeta.
Ci troviamo dunque di fronte ai primi segnali di una follia nascente o forse in Matthew si è annidata una forma di intelligenza aliena e benigna?

Dal maestro John Wyndham, dopo I figli dell'invasione (portato al cinema da Rolf Rilla e John Carpenter) ancora una storia che si occupa dell'ambiguità dell'infanzia.

mercoledì 24 giugno 2009

Theodore Thomas, Kate Wilhelm - Dalle fogne di Chicago


Una massa gelatinosa tipo Blob, ma verde, nasce dalle viscere di Chicago (dove tutto può nascere) e inizia ad espandersi assimilando quasi tutto quello che incontra: rifiuti urbani di vario tipi che scendono giù dai tubi, sostanze chimiche diverse. Naturalmente risulterà ghiotto di uomini. Durante la sua espansione ne incontrerà molti indifesi ma anche qualcuno cocciuto, tenace, per niente disposto a farsi mangiare dall'informe mostro verde.
Un cuoco, che non abbandonerà mai la sua mannaia, e un medico oltre a sfuggirgli in più occasioni scoprono qualcosa di importante sull'insolito nemico, oltre ai classici punti deboli. Capiscono che assimila quasi tutto tranne i metalli e il cotone, scoprono una sorta di allergia allo iodio. Ma quanto iodio occorrerà per la massa sempre in crescendo che ha fatto piazza pulita (leggere scorpacciata di uomini) in una scuola, in un ospedale (dove il medico deve andare a recuperare la donna che ama), in un centro commerciale? La scienza ufficiale crederà nella scoperta del medico qualsiasi, la approverà, oppure ci si troverà, almeno all'inizio, come tradizione impone, di fronte ad una scienza scettica? E l'esercito? Sarà arrogante o collaborativo? Scienza ed esercito, vale a dire, sapere e potere stringeranno un patto per affrontare il nemico che minaccia la città e forse l'umanità? E perché non aggiungere anche qualche fattore climatico avverso, qualche crollo e qualche incendio per complicare ulteriormente le cose?
Dagli autori di Il giorno della nuvola, un altro romanzo che ogni appassionato di fantascienza dovrebbe leggere. Dalle fogne di Chicago (prima edizione italiana nel 1956, in alto la copertina) è la classica storia corale, catastrofica ma non pessimista, che toglie l'uomo dal centro del mondo per fargli una bella ramanzina.

lunedì 22 giugno 2009

Un ritratto di Chuck Palahniuk di Antonio Monda

NEW YORK - La prima cosa che ti dice quando lo incontri è l'esatta pronuncia del suo cognome: Pòlanik, con l' accento sulla «o». Poi aggiunge: «Sono di origine ucraina e per semplificare le cose basta che ricordi due nomi assolutamente americani come Paula e Nick». Ha un fisico estremamente muscoloso, costruito con ore e ore di palestra, e lo sguardo che nasconde il dolore nell' irriverenza e nel sorriso. Sa essere gentilissimo ed alterna lunghi momenti di silenzio a racconti interminabili: si lascia prendere da una foga torrenziale e dal gusto di vedere lo sguardo basito del proprio interlocutore di fronte a storie troppo assurde per essere inventate. Quando partecipò a Capri al festival letterario Le Conversazioni, spiegò che il suo adattamento cinematografico preferito di ogni tempo era The Haunting (in Italia The Gli invasati n.d.r.), tratto dal romanzo di Shirley Jackson. «La versione in bianco e nero del 1964», chiarì, «diretta da Robert Wise, non quella orribile e a colori del 1999». Citava i due film come se si trattasse di opere fondamentali, ma dava l'impressione di non scherzare affatto. E preparava con estrema serietà il pezzo forte: «Pochi film come quello di Wise sono riusciti a catturare lo spirito di un romanzo formidabile. Lo ripeto ogni volta che ho occasione di parlarne in pubblico e per questo sono stato ricompensato: un giorno mi è arrivato infatti un regalo da parte della figlia di Shirley Jackson, accompagnato da una lunga lettera. Mi ringraziava per quello che facevo per la madre, e mi regalava le sue ceneri, spiegando che era giusto che fossi io ad averle. Le tengo ancora con me, e non è l' unico regalo di questo tipo che ho ricevuto». Il pubblico che assiste alle letture di Chuck Palahniuk sa che lo scrittore non è affatto nuovo a questo tipo di racconti, anzi si aspetta di sentire dalla sua voce esattamente quello. Lui ne è assolutamente consapevole, così quando parla non si comprende dove finisca la condivisione di esperienze sconcertanti e dove cominci il piacere di épater le bourgeois. Tuttavia, a conoscerlo bene, si riesce a intuire che non si tratta mai di una provocazione fine a se stessa, ma di qualcosa di profondo e lancinante, che ha a che fare, imprescindibilmente, con la sua storia personale. Il suo sguardo scandaloso sul mondo tende infatti a negare l' essenza stessa del concetto di scandalo e nasconde un anelito catartico. Palahniuk ostenta indifferenza quando chiede al pubblico: «Cosa è peggio, l' inferno o il nulla?». O variazioni sul tema del tipo: «Se tu potessi scegliere tra essere il peggior nemico di Dio o nulla, cosa sceglieresti?». Ma la sua vicenda tragica e sconcertante inizia molto tempo fa, quando, ancora bambino, venne a sapere dal padre che il nonno aveva ucciso a fucilate la nonna. Il padre aveva assistito alla scena e non era mai riuscito a capire se si fosse trattato di gelosia, di follia, o di entrambe le cose. Del resto gli importava poco. Molti anni più tardi Palahniuk cercò di esorcizzare la rivelazione paterna nel libro Premi di consolazione. Ancora oggi racconta: «Non riesco a credere che i miei genitori continuassero a portarmi insieme ai miei fratelli in vacanza nella casa dei nonni in Idaho. Quanto è perverso tutto ciò? E mia madre mi metteva a dormire nella stanza dove era avvenuto il delitto. L' unico suo commento era: "Odio lasciarti qui dopo aver spento la luce"». La storia dei suoi traumi non finisce qui. Qualche anno dopo, il padre venne trovato a letto con una donna dal marito di lei. L' uomo tradito li uccise entrambi, fece a pezzi i cadaveri e li bruciò. Nessuno dei fratelli Palahniuk se la sentì di andare a riconoscere il corpo, e toccò proprio a Chuck identificare i resti del padre. Quel giorno non trattenne le emozioni e chiese che l' assassino venisse «fritto sulla sedia elettrica», poi cominciò a esorcizzare la nuova tragedia con storie sempre più estreme, arrivando a dire che «la nascita è un errore che cerchiamo di correggere per tutta la vita». Tuttavia, ancora adesso che è diventato un autore di best seller venduti in tutto il mondo, vive il proprio rapporto con la letteratura con un distacco disorientante, che è l' opposto dello snobismo. è diventato scrittore per caso, da piccolo non ci aveva mai pensato. Amava i lavori manuali e oggi racconta così quel periodo: «Facevo il meccanico e mi annoiavo profondamente. La prima cosa che ho scritto è stato una manuale su come si ripara un camion. Con i pochi soldi che ho guadagnato sono riuscito ad acquistare una casetta. Non avevo la televisione, e quando la comprai mi accorsi che non ricevevo il segnale. Decisi di rinunciarvi, così come rinunciai a tutto il resto, tranne che ai libri. E leggendo ho scoperto che non trovavo nulla che mi interessasse, che parlasse delle storie e dei sentimenti che mi appartenevano. Decisi così che le avrei scritte io». Ma non fu una decisione immediata: per lungo tempo Palahniuk lavorò come volontario in dormitori pubblici e con grande abnegazione offrì la propria assistenza ai malati terminali. Ma quel momento, di cui parla poco, quasi rappresenti uno spazio troppo intimo e diverso, si interruppe quando morì un paziente a cui si era molto legato. Iniziò quindi a frequentare corsi di scrittura creativa, grazie ai quali fece uno degli incontri fondamentali della sua esistenza: «Devo a Tom Spanbauer l' incoraggiamento a non aver paura di esprimere le cose più terribili. Sono cose che esistono, e sono dentro di noi come il male». Nascono da questi insegnamenti romanzi affascinanti e agghiaccianti come Fight Club, Soffocare e Invisible Monsters (tradotti in italiano, come tutta l' opera di Palahniuk, da Mondadori), nel quale teorizza che «ciò che fa Dio è ucciderci quando diventiamo noiosi. Quindi non dobbiamo mai, mai diventare noiosi». E nascono da questa convinzione, ma anche da una sincera passione per il dialogo in pubblico, le letture che hanno acquistato fama leggendaria, nelle quali non evita di affrontare temi come l' omosessualità e la masturbazione, e racconta con grande maestria e innegabile gigioneria vicende che lo vedono protagonista o destinatario di doni incredibili. Nella stessa occasione in cui raccontò di aver ricevuto in regalo le ceneri di Shirley Jackson spiegò di aver «ricevuto una serie di foto di uomini apparentemente addormentati. Mi sembrava tuttavia che lo sguardo e la posa fossero molto strani, e solo quando chiesi a colui che mi aveva mandato le foto chi fossero queste persone scoprii che si trattava di uomini morti d' infarto mentre assistevano a spettacoli porno. Il proprietario del locale li aveva fotografati prima di avvisare la polizia e poi aveva deciso che soltanto io avrei apprezzato un omaggio del genere». Non ha alcuna reticenza ad ammettere di voler scioccare il pubblico. Ma prima, spiega, «voglio scioccare me stesso, e capire fino dove posso arrivare. Voglio portare le storie all' estremo e sono ancora convinto di non averlo fatto abbastanza. Sento di dover utilizzare maggiormente l' immaginazione». Ha continuato a non possedere un televisore per moltissimi anni, e solo ultimamente ne ha acquistato uno, ma vede raramente i programmi, fedele al principio espresso in Fight Club: «Le cose che tu possiedi finiscono per possederti». Si diverte molto di più agli incontri della Cacophony Society (della quale è uno dei membri più autorevoli): in particolare il "Santa Rampage", una parodia delle celebrazioni natalizie basata su sbronze e scherzi di ogni tipo. Ma la sua grande passione è il cinema: «Sono assolutamente in disaccordo con chi pensa che si tratti di una forma d' arte inferiore: si tratta invece della forma di espressione dominante del Ventesimo secolo e ancora oggi ha molto da offrire. Credo che abbia cannibalizzato la letteratura e non sono tra coloro che ne piangono». Ha seguito da vicino gli adattamenti di Fight Club e Soffocare e i suoi gusti sono assolutamente eclettici: tra i film usciti recentemente apprezza con eguale entusiasmo una storia di vampiri come Trenta giorni di buio e The Queen, il bel film di Stephen Frears sulla regina Elisabetta. «A me interessa che le storie funzionino e che attraverso personaggi ben definiti siano trasmesse delle emozioni forti. Non riesco a capire lo stupore di fronte alle mie scelte. Il conformismo non è nient' altro che una forma di ignoranza e di paura». A volte, mentre parla, la voce acquista un tono più basso, ma Palahniuk non diventa mai serioso. Anche il suo sorriso è una forma di catarsi, e sui principi di fondo non cambia mai atteggiamento: «Non so cosa sia la malinconia. Ritengo che sia il desiderio di qualcosa che non è mai esistito, e che ci illude di poter dimenticare le nostre terribili angosce».

Articolo di Antonio Monda rubato da La Repubblica del 25 maggio 2009

domenica 21 giugno 2009

Thodore L. Thomas, Kate Wilhelm - Genesi del clone

Quando la cosa ebbe inizio, erano le ore 0,33.
Vicino al centro della città, a un isolato dall'Ospedale Civile, si elevava un edificio, il cui quattordicesimo piano era in via di riassetto. Gli uomini del secondo turno avevano terminato il lavoro, lasciando i locali in condizione da essere abitabili l'indomani mattina. Henry Pollini si drizzò e guardò soddisfatto i tubi lustri sotto i lavandini, nello stanzino di sgombero. Si massaggiò la schiena e poi si chinò a gettare una manciata di stracci nel bidone della spazzatura. Stava per gettare anche la bottiglia dell'acido muriatico ma si trattenne, accorgendosi che era ancora mezza piena. Non osava gettare l'acido nel bidone della spazzatura. Si guardò intorno: non c'era nessuno. Allora tolse rapidamente il tappo di vetro e versò l'acido nel gabinetto. I vapori dell'acido gli bruciarono immediatamente la gola, e lui si affrettò a a premere il pulsante dell'acqua perché l'acido scendesse nello scarico. Quindi gettò la bottiglia vuota nel bidone e uscì. L'acido scivolò giù per lo scarico e superò l'imbocco che immetteva nel collettore principale della casa. Corse giù per tutti i quattordici piani, senza che gli altri liquidi lo diluissero. La soluzione precipitò poi in un collettore laterale, sotto l'impiantito della cantina, uscì dall'area dell'edificio e si scaricò in un collettore più largo, che passava sotto la strada. Questo collettore correva verso la più vicina intersezione e sboccava in un'ampia vasca di collegamento posta sotto un tombino, a circa sessanta centimetri di profondità, nel punto in cui il marciapiede cedeva il posto alla strada. Parecchi tubi erano collegati a quella vasca, e da lì partiva un grosso collettore che andava a unirsi alla fognatura vera e propria.
Al di sotto dello sbocco, da una parte c'era un incavo, dove era venuta a formarsi una bolla d'aria nel corso della colata del cemento. Lo spessore sottile di cemento che aveva tenuto divisa la bolla dalla parete della vasca era stato corroso, ed ora, al suo posto, c'era appunto una piccola cavità, delle dimensioni di circa trenta centimetri cubi sulla superfice inferiore della vasca, che, in quel punto, aveva quindi uno spessore inferiorea al resto delle pareti. Proprio di fianco alla parete esterna della vasca correva un grosso tubo, contenente vapore sotto pressione, che in quel punto faceva gomito ed era sepolto entro terra compressa. Il calore che emanava da quel tubo arrivava fino alla piccola pozza nella parete della vasca e la manteneva a una temperatura costante di trentotto gradi e mezzo.
L'acido muriatico versato da Henry Pollini nel tubo di scarico, arrivato nella vasca, venne diliuto nel liquido contenuto in essa, e penetrò in parte nell'incavo, di cui neotralizzò l'eccesso di alcali, trasformano il fluido in una sostanza molto simile al liquido amniotico. Quella pozzetta dalle pareti di cemento divenne così simile a un utero.

Tratto da: Theodore Thomas, Kate Wilhelm, Dalle fogne di Chicago (titolo originale The Clone), Urania Mondadori (n° 708).